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A quanto pare e' stato un'ottobre rovente, proprio come questo. Ma si era nel 1950 e obbiettivamente, i fatti di quel periodo erano piu' importanti delle elezioni locali, che in qualche modo stanno alzando la temperatura di questo ottobre. C'era aria di battaglia e infatti sono nato nel periodo, che piu' tardi i storici avrebbero chiamato »la crisi di Trieste«.
Ovviamente di quell'anno non ho ricordi ma, anche se vagamente, mi ricordo di file di soldati, che tre anni piu' tardi sono passate davanti alla nostra casa di Prestranek, verso ovest. Quella volta ho respirato aria di battaglia da cosi' vicino, come in tutta la vita non mi e' piu' accaduto, se non contiamo il continuo senso di pericolo fittizzio durante il servizio militare a Bile?a e piu' tardi Pan?evo e Avala. E anche per questo, ho vissuto la seppur breve guerra del 1992 da una persona navigata, che queste cose le ha gia' vissute in un'altro esercito e un'altro paese.
Posso affermare di essere passato per un bel pezzo di stroria, nostra e mondiale. Da bambino ho vissuto il periodo dell'euforia venuta dopo la guerra con la costruzione di un nuovo paese, da scolaro il tempo del collettivismo, da liceale il periodo della rivoluzione beat e la globalizzazione di nuove idee, da studente il tempo delle rivoluzioni studentesche e i primi segni di crepe nel sistema. Quando per colpa mia e a causa della morte del mio mentore, il dr. Fran Vatovec, il Nestore del giornalismo sloveno, rimasi senza diploma all'allora FSPN, adesso FDV, erano ormai gia' due anni che lavoravo per Radio Koper/Capodistria. Ho iniziato dove un giornalista dovrebbe iniziare: nella redazione del programma informativo giornaliero come giornalista apprendista. Poi sono passato alla redazione giovanile e cinque anni piu' tardi ne ero redattore. Ma in qualche modo, queste mie occupazioni sono durate sempre per 5 anni e allora sono finito dall'altra parte della strada, nel neonato programma sloveno di Tv Koper /Capodistria. Un'anno piu' tardi ne sono diventato redattore e poi redattore responsabile del intero programma della televisione Capodistriana. Era un buon periodo per il programma sloveno, con il programma giornaliero Odprte meje ma non molto buono per quello italiano, perche' perdemmo l'Eurovisione e con essa le notizie internazionali e soprattutto le trasmissioni sportive. Per favorire i contatti con Berlusconi, che si stavano intensificando e che in qualche modo io non gradivo, sono stato »trasferito« alla SZDL, dove ho passato un mandato e mezzo, e ho conosciuto il sistema socio-politico fino alla nausea, per poi notare il suo lento cedimento. Ancora prima che questo cedimento accadesse anche formalmente, ero gia' alle Primorske novice, dove ho passato qualcosa come quattro anni nel doppio ruolo di direttore e redattore. In quel periodo e' arrivato il cambiamento dal vecchio sistema di ordinamento sociale a quello nuovo, ma e' arrivata anche la rivoluzione nel processo della preparazione alla stampa, della quale ero entusiasta pero' ha colto la mia attenzione assai piu' di quella della maggior parte del collettivo, e per questo in preda all'ira me ne sono andato dal giornale regionale, per finire all'ufficio di collocamento. Dopo un'anno da disoccupato e lavorando per un po' come libero professionista in ambito culturale, mi sono autoincaricato a carica di direttore e redattore del settimanale Isolano Mandra?. Con questo e' anche finito il mio periodo di incarichi quinquennali, siccome lo sto facendo con piacere gia' da tredici. Quello di redattore del Mandra? e' il piu' bello, il piu' caro e forse anche il piu' faticoso dei miei incarichi finora, ma e' anche quello che mi ha dato piu' liberta'.
Quello, che mi si prospetta adesso, sara' sicuramente completamente diverso, ma come dice il proverbio: Quello che si ha da fare, bisogna farlo.
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